SUL TERRIBILE MORTIROLO PRENDE IL VOLO FRANCO CHIOCCIOLI
Giro d’Italia 1991: Morbegno-Aprica
SUL TERRIBILE MORTIROLO PRENDE IL VOLO FRANCO CHIOCCIOLI
La maglia rosa stacca tutti i rivali sul terribile Mortirolo e giunge primo, da solo, al traguardo dell’Aprica Il Giro scopre d’avere un padrone: Franco Chioccioli
Non doveva essere più bravo di Bugno e Chiappucci e invece li ha superati. Il Giro era dunque giunto al Mortirolo. Sembrava che la strada, tanto s’era impennata, volesse spazzolarsi di dosso i corridori, respingerli sul piano. Mancavano 53 chilometri all’arrivo. Chioccioli saliva con Chiappucci, Lejarreta, il venezuelano Sierra e Lelli. Bugno era rimasto indietro, s’era bloccato come la puntina d’un grammofono sul solco d’un disco graffiato: il disco girava, lui non riusciva a sganciarsi. Chioccioli aveva guardato gli avversari: Chiappucci, la testa incassata nelle spalle, fissava l’asfalto; Lejarreta veniva su dondolando, eseguiva tranquillo il lavoro che maggiormente gli piace, scalare. Allora Chioccioli ha sferrato l’attacco e lo scalatore Lejarreta ha smesso di stare tranquillo, ha perso le ruote. Le ha perse anche Sierra. Chioccioli ha replicato l’attacco, Chiappucci e Lelli si sono schiodati. Dietro alla maglia rosa, inseguivano in cinque: erano sopraggiunti lo spagnolo Gaston e il polacco Jaskula. Bugno s’era finalmente liberato dalla trappola che lo teneva compresso dal pomeriggio del Monviso. Era da solo, a un minuto da Chioccioli, e da solo scattava, si alzava sui pedali per caricare il ritmo d’una rincorsa furente. Dai, sono lì, sono lì. Prima dello striscione in vetta, aveva agguantato la pattuglia di Chiappucci, che dev’essersi detto «rieccolo, porca miseria». Chioccioli aveva un vantaggio di 1’10” alla cima del Mortirolo. Di due minuti al termine della discesa. Il gruppo degli inseguitori s’era infoltito di spagnoli e francesi, gli spagnoli tenevano la testa con Lejarreta; Bugno e Chiappucci stavano appiccicati, non si toglievano gli occhi dal manubrio un’ istante. Si ricominciava a salire verso il valico di Santa Cristina. Chioccioli pesava le proprie energie, evitava gli sprechi, doveva ancora combattere su un ultimo strappo, l’Aprica. Il distacco diminuiva, un minuto e trenta, uno e venti, cinquanta secondi. Alle spalle della maglia rosa, accucciati Quando la maglia rosa si presenta sola al traguardo d’una tappa di montagna, il ciclismo fa festa alla sua immagine più bella e struggente. L’uomo che comanda la corsa, e che secondo i voleri della tattica dovrebbe limitarsi a rispondere agli attacchi del nemico, decide d’essere lui il protagonista, sceglie la via del coraggio e del pericolo, lancia la sfida, completa se stesso diventando il campione. Il campione del Mortirolo, una salita delle streghe, e dell’Aprica, è un corridore che è stato gregario, comprimario, ombra di capitani logori ma illustri, spalla onesta di Fondriest. Ha lungamente inseguito un ruolo di primattore e gli è sempre mancata la presa. Riuscì una volta ad indossare la maglia rosa e la perse senza godersela, in una tremenda discesa dal Gavia. Adesso: viene fuòri, vedrete che quest’anno è il.suo anno,, annunciavano gli esperti. E gli anni passavano, continuava l’attesa. Franco Chioccioli restava il «Coppino», la celebrità gli veniva dalla somiglianza fisica con quel re malinconico e formidabile, si fermava lì. «Che cosa combina, signora, suo figlio nei giorni in cui non pedala?». A questa domanda, sua madre aveva risposto: «Il mi’ bimbo sta sdraiato coi piedi all’insù. E’ un ragazzo che pensa tanto». Avrebbe dovuto fare il muratore, era fuggito, la sua prima fuga, da quella fatica in bicicletta.